Biografia leggendaria di S. Giusta – 1° parte

Pubblicato giorno 18 novembre 2015 - In home page, Senza categoria

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Settimana dopo settimana, verrà pubblicata una parte della biografia leggendaria della nostra patrona: Santa Giusta.

PARTE PRIMA

 Nascita di S. Giusta – Sue pratiche di pietà

 

Sulla costa orientale dell’isola di Sardegna s’apre, come un grande arco di cerchio, il golfo che ora prende il nome della città di Oristano, ricca di memorie storiche, circondata da campi fertilissimi. Su quella spiaggia fiorivano un dì città popolate e prospere, delle quali soltanto qualche rudero, frequenti e vaste necropoli additano al forestiero l’antico benessere. E Neapolis e Tharros e cento altre città, di cui la storia non registra il nome, s’assiedevano sulla pianura estesa, immensa, a ponente carezzata dai venti freschi di Spagna, bagnate dalle placide onde del mare, ricco sempre di pesci ricercati e squisiti, a settentrione e a levante baciate dallo stormire delle foglie degli sterminati boschi di querce vetuste che scendevano dai monti di Cormes, di Gurulis, dal Grighini ricchi di selvaggina, abbondanti di pure e limpide acque. Dove un giorno si addensavano queste popolazioni spente dalle numerose e frequenti invasioni dei barbari si stendono ora paludi, che forse racchiudono tesori d’antichità; dove erano foreste sono campi brulli e disabitati e dappertutto regna sovrana la malaria che fiacca la fibra dell’uomo e rende inabitabile la pianura.

A qualche miglio dal mare, su di un poggio occupato ora da un paesello che prende il nome dalla Santa, di cui vo’ parlare al lettore – Giusta – sorgeva nei primi secoli dell’era cristiana la città di Eaden. (1)

La dottrina del Nazzareno avea diggià varcato il Tirreno e fatto, in Sardegna, numerosi proseliti. Questi andavano sempre aumentando grazie alla predicazione di sacerdoti; e le massime di Gesù, così calde d’amore e di pace, conquidevano facilmente i cuori, savratutto dei miseri e dei deboli, i quali vedevano nella nuova religione, suggellata dal martirio dell’Uomo Dio, novello orizzonte aprirsi alle menti turbate dalla confusione delle credenze pagane e un sereno e non mai provato senso di felicità dischiudersi nelle dolci e celestiali promesse del nuovo verbo, che dovea un giorno, come marea irrompente, come incendio incoercibile, dilagare e spandersi nella conquista di tutto il mondo, dando le basi più importanti al diritto umano, costituito dall’amore scambievole.

Ad Eaden, nel tempo in cui visse Giusta, il culto pagano era professato dalla maggior parte della popolazione: (2) i seguaci di Cristo erano perciò tenuti in dispregio e le manifestazioni segrete del loro culto si tolleravano, sia perché Roma era troppo lontana e non curava le vicende, per lei indifferenti, dell’isola, la quale non dovea che riempirle di cereali i granai, sia perché i neofiti erano da tutti considerati come esaltati, pazzi, e peggio ancora.

Giusta apparteneva a famiglia patrizia ed era unica figlia della vedova Cleodonia, la quale serbava fede rigida al culto degli Dei del paganesimo. La storia non ci fa sapere come la giovane donzella avesse abbracciato la religione cristiana, ma è probabile che Giusta abbia appreso conoscerla e ad apprezzarla per mezzo di qualche schiava della sua casa; poiché è noto che il Cristianesimo ebbe i primi e più ardenti seguaci negli schiavi, che numerosi i Romani toglievano alle province conquistate. Contribuì forse alla conversione di Lei l’opera di un pio e santo sacerdote, nomato Otazio od Otatene, il quale, secondato dall’arcidiacono Procedente, colla parola e coll’esempio conquistava all’Evangelo numerosi seguaci. (3)

Giusta, giovane di carattere dolce e affettuoso trovò certamente nella nuova religione squisite sensazioni che carezzavano piacevolmente l’animo suo. E la parola dei sacerdoti che Ella furtivamente si recava ad ascoltare, predicanti la carità fra gli uomini e l’amore al Divin Maestro che le dipingevano biondo e bello, circonfuso di luce e di gloria, doveano rapirla in estasi, infondendo nell’anima innocente gradite emozioni, profonda fede che non si dovea né cancellare né affievolire giammai.

Ell’era appena dodicenne ed avea diggià un senno raro e maturo, costumi castigati e una intelligenza meravigliosa, che la rendevano adorabile e degna di ammirazione. A quest’età Ella ricevette il battesimo dalle mani di Otatene, e l’acqua della rigenerazione consacrò e rese più salda e tenace nel suo cuore la fede novella. D’allora in poi la santa giovinetta si mostrò aliena dalle conversazioni e dall’amicizia delle sue coetanee, tenne in disprezzo ogni vano e inutile fasto nell’adornarsi e nel vestire: le ricche sue vesti, le sue gioie, i suoi monili si convertirono in tanti modesti indumenti, in pane per i poveri cristiani, dei quali fu sempre il conforto, la sollecita benefattrice.

Lo strano ed inusitato comportamento di Giusta non poteva sfuggire agli occhi della madre, vedendo che la giovinetta mostrava avversione a quanto nelle fanciulle della sua età era ricercato trattenimento. Ella si meravigliava che la figlia, aborrendo da ogni vanità, non curasse, come solevano le patrizie, la ricercatezza nell’abbellirsi: ne scrutava i modi e scopriva un’assennatezza e una maturità non adeguate all’età sua: ogni sua parola, ogni sua azione erano piene di prudenza e di incomparabile avvedutezza: il suo sguardo, il suo sorriso rispecchiavano la bontà dell’animo, disposto agli affetti più gentili e delicato verso i miseri, agli afflitti e oppressi. Questi rari pregi, che a Cleodonia parevano difetti e debolezze, il santo vescovo Otatene attribuiva alla grazia divina, che avea saputo adornare di tante rarissime grazie, di così ardente fervore lo spirito della sua diletta ancella.

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