Biografia leggendaria di S. Giusta – 2° parte

Pubblicato giorno 26 novembre 2015 - In home page

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PARTE SECONDA

 Esorta la madre a convertirsi a G. C.

 

Nessuno può dubitare che Giusta amasse di affetto intenso la sua genitrice e quindi s’addolorava al vederla tuttora priva di quella luce divina che avea così rischiarato l’animo suo, e risolvette di tentarne la salvezza strappandola all’adorazione dei falsi Dei. Prostratasi Ella un dì alle ginocchia materne la scongiurò a ricevere il santo battesimo e come in un inno di gloria le parlò dell’amore, della misericordia, della giustizia di Dio, le parlò di Gesù Cristo, le raccontò i miracoli da Lui compiuti sulla terra, la sua opera di pace e di amore, la sua passione, la sua morte e risurrezione dopo tre giorni, per poi far ritorno su in alto nei cieli a destra del Padre suo onnipotente. Le dimostrò la fallacia del culto degli idoli moltiplicatisi per l’ignoranza e per l’errore in cui visse fino allora l’uomo, il quale agli dei attribuiva passioni, vizi e virtù che non erano compatibili colla natura divina. Fece il raffronto tra la volubilità dei poteri di cui i pagani li credevano forniti, la infinita onnipotenza, bontà e misericordia del Dio Uno e Trino, solo principio e fine della vita, creatore e padrone supremo dell’Universo, giusto giudice della sua più diletta e simigliante opera: l’uomo. E così infervorata dai sublimi concetti appresi nelle riunioni cristiane, trasfondendo nel dire suo tutto l’entusiasmo che la pura sua anima giovanile sentiva balzare, caldo del fuoco della fede, continuava la sua opera facile e piena di convinzione, credendo di avere avvinto col suo parlare la madre nei dolci nodi della fede di Gesù Cristo.

Ma ogni sua illusione svanì quando Cleodonia, udita la figlia, confusa e piena d’ira che la figliola fosse così profondamente credente nei dogmi di Cristo, imperiosamente le impose di seguire la religione degli avi suoi, la minacciò di usare con Lei ogni mezzo pur di costringerla al suo volere, le fece comprendere che perderebbe il vistoso patrimonio e avrebbe seguito la sorte di tutti i cristiani continuamente colpiti da stragi e proscrizioni.

Giusta però, non lasciandosi sopraffare dalle minacce, continuava: «La fede dei cristiani non è un errore, anzi è somma verità, essa è la salute dell’anima e sono più che mai fortunati coloro che per essa ricevono tormenti e martirii, calunnie e quanto può inventare l’uomo spinto dallo spirito infernale.

Essi tutto soffrono con somma pazienza e rassegnazione poiché, per questi brevi e temporali tormenti, ricevono dippoi una corona di gloria immortale e per le ricchezze periture ottengono gli eterni beni, che non verranno giammai consunti dalla ruggine né rosi dalla tignuola né involati dai ladri né confiscati dai principi di questo mondo. E questa fede che conduce alla salute eterna io non la rinnegherò giammai per seguire l’errore dell’idolatria, che voi praticate e miseramente praticò mio padre coi suoi antenati; anzi prego con tutta l’effusione del cuore che Sua Divina Maestà mi conceda la grazia di morire e spargere il mio sangue per la fede cristiana piuttosto che rinnegarla».

  • 3 La madre la maltratta e la imprigiona

Inferocita la madre da questo santo parlare afferrò per i capelli la santa figlia, la trascinò per terra e la percosse con pugni e calci dicendole: «Impertinente, così insulti tua madre e tuo padre, così disprezzi la religione dei nostri maggiori? Ma saprò ben io abbassare la tua alterigia e se non mi rispetti qual madre, io, io sarò la tua tiranna». Stanca dal percuotere, ma non appieno sfogata la sua crudeltà, chiamò due serve ordinando loro che la spogliassero e la flagellassero senza pietà.

Scorreva il sangue dell’innocente corpicciuolo per terra; ma la santa giovinetta non cessava d’invocare il SS. Nome di Gesù, e diceva: «Poiché mi chiamo Giusta di nome fate, o Signore, che meriti di morir giustamente per voi, o Gesù».

Al clamoroso infuriare dell’incollerita Cleodonia accorsero i vicini e, meravigliati della crudeltà di quella barbara madre contro una figlia tanto buona e prudente, s’appressarono alla malconcia giovinetta liberandola dalle mani delle serve che continuavano a flagellarla e chiedendo la causa di tale malvagio e spietato inferocire contro un’unica ed esemplare figlia. E la madre con rabbia e con furore: «questa maledetta, rispose, si è fatta cristiana, ed è tanto scimunita che dice essere ben fortunata se avesse la sorte di morire per Gesù Cristo suo unico Sposo». Risposero i vicini ed i parenti: «Non darle la morte tu con le tue mani né per mezzo dei tuoi domestici, ma consegnala piuttosto al presidente perché la faccia tormentare, oppure, giacché hai una prigione nella tua casa, chiudila dentro senza darle né cibo né bevanda di sorta fino a quando, stanca dal tanto patire, rinunci alla fede ed alla legge che osserva: solo così essa rinsavirà e tu ricupererai la tua figlia».

Udito la crudele madre il malvagio consiglio dei parenti e vicini prontamente rinchiuse la figlia, già priva di sensi, nel sotterraneo più oscuro e tenebroso della casa ed ordinò alle serve che non le dessero né da mangiare né da bere se non in sua presenza; non le permise un letto per dormire né le diede olio per ungersi le piaghe cagionate dalle dure percosse.

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